C’è una musica nel mondo, ma se non canti non la puoi sentire
Jean-Pierre Lemaire
Roma, 14 settembre 2024
La seconda edizione del “Poetry Village”, proprio sette giorni fa, si è conclusa. Ci ricorderemo a lungo delle emozioni, delle immagini e degli scambi che si sono susseguiti durante queste due intensissime giornate d’incontri, musica e letture più tre, in anteprima, di laboratori e presentazioni editoriali. Oltre trenta voci della poesia e della letteratura italiana contemporanea si sono avvicendate, fra il 2 e il 7 settembre, intorno alla Casa del Parco, gestita dall’associazione Humus in collaborazione con il Comitato per il Parco della Caffarella, nel quartiere Appio Latino di Roma. E un pubblico numerosissimo, davvero anche quest’anno oltre ogni aspettativa, ha popolato gli spazi che avevamo preparato.
Tutto è avvenuto intorno ai due concetti chiave che evoca il titolo del nostro piccolo, grande festival. La poesia, da una parte: con i versi di Davide Rondoni, le letture di Maria Grazia Calandrone insieme ai brani musicali di Andrea Satta, le performance poetiche di Silvio Raffo, la narrazione notturna e il laboratorio aurorale di Silvia Girardi, la testimonianza sulla poesia in carcere di Zingonia Zingone, la poesia performativa di Cecilia Lavatore, il concerto conclusivo di Cristiano Godano, la poesia per immagini con gli scatti di Anna Di Fusco esposte sotto gli ulivi, le letture e le conversazioni con i venti invitati (di cui trovate i nomi sul sito) ai nostri Poetry Lab, l’esperienza laboratoriale che ha portato a una rappresentazione di gruppo a cura di Silvana Mariniello con i versi di famosi poeti bioregionalisti, l’introduzione di taglio scientifico ed epistemologico a cura di Giorgio Volpi, anch’essa a modo suo pura poesia della conoscenza… E dall’altra l’idea di costituire, tutti insieme, un villaggio: un luogo che dimostra come la parola poetica possa unire persone diverse per generazioni, visioni, progetti di vita, come appartenga anche a chi compie i primi tentativi, a chi non ha ancora pubblicato le proprie composizioni, poiché viene dal cuore e mette a fuoco la vera essenza di ciascuno, talvolta le dà un nome. Per questo crediamo che il Poetry Village sia un ecosistema aperto, lo spazio generativo di un canto al quale tutti noi possiamo partecipare.
Ma il Poetry Village è anche la creazione di una squadra di amici che ama la poesia, l’arte, la natura. Ed è il contributo di ciascuno che vorremmo sottolineare. A partire dal Comitato per il Parco della Caffarella e l’associazione Humus che proteggono e si prendono cura di quest’area verde resa pubblica proprio grazie alla loro battaglia iniziata alle metà degli anni Ottanta. Con noi sono state in ogni momento, già dalla progettazione del festival, Lorenza Accettella e Rossana De Stefani, presidenti delle due organizzazioni, insieme ad altri amici e volontari che hanno supportato questo evento. Ringraziamo di cuore tutte e tutti per come ci hanno accolto, facendoci sentire a casa senza troppi formalismi, con il loro impegno discreto e sostanziale.
E ancora, il Poetry Village non sarebbe stato lo stesso senza l’impegno del nostro instancabile staff, ovvero:
Anastasia Verrelli, la direttrice organizzativa, che ha gestito la segreteria già da diverse settimane prima che iniziasse il festival e poi accogliendo gli ospiti, consegnando i badge, verificando che tutto filasse a dovere e molto altro;
Valentina Gentile, la caporedattrice di Sapereambiente, che ha effettuato le scelte musicali del festival e che ha condotto impeccabilmente l’incontro con Cristiano Godano, leader dei Marlene Kunz;
Raniero Terribili, l’onnipresente direttore tecnico, insieme il suo gruppo di fonici e tecnici composto da Carolina e Tito Terribili e Alessandro Fratoddi, che hanno reso possibile, con tanto di amplificatori e luci colorate, tutto quanto è accaduto sul palco (e anche sotto);
Francesca Santoro, che ha lavorato con cura sulla comunicazione, scrivendo comunicati stampa e gestendo i social del festival a ogni ora del giorno e della notte;
la “premiata ditta” dei fratelli Pino, Enrico e Carlo Pulsoni, che si sono resi disponibili a fare letteralmente di tutto, dal trasporto dei tavoli al montaggio dei gazebo, dall’allestimento della mostra fotografica all’accensione delle candele lungo la strada che portava all’ingresso;
Francesco Sellari, fotografo e videomaker, che ha realizzato una documentazione puntuale e di grande impatto degli eventi che si sono susseguiti e delle letture che hanno effettuato molti appassionati che hanno popolato il Poetry Village;
Lilly Cacace e Arturo Armone Caruso, volontari del festival (la prima arrivata addirittura da Ischia) ed esponenti dell’associazione Terra insieme, a quali si sono aggiunti gli altri preziosi volontari Carolina Andreicut, Andreea Radu, Maria Sofrac, Simone De Muro, Simona;
Marco Limiti con la sua libreria Mangiaparole che ha permesso di diffondere le opere pubblicate dai protagonisti del festival;
I main partner Aboca e La Cesenate che hanno contribuito e partecipato alla nostra progettazione;
I giardinieri di Assiverde che hanno dato un sapiente tocco di qualità all’area;
La Rete Poesia e Antropocene con la quale interloquiamo piacevolmente da tempo;
I componenti del nostro comitato scientifico, vale a dire Angiola Codacci Pisanelli, Serenella Iovino, Carlo Pulsoni, Marco Fratoddi, Quest’ultimo ha nuovamente voluto e coordinato il festival nella fase preparatoria e sul campo mettendo a disposizione l’intero apparato organizzativo della società benefit Saperenetwork;
E ancora Riccardo Sbordoni, l’assessore alla cultura del Municipio VII di Roma Capitale, che ha visto già dalla prima ora con coraggio e lungimiranza nel Poetry Village, patrocinato peraltro dal Parco Regionale dell’Appia Antica, un percorso utile al territorio e all’intera città di Roma.
Una mia poesia di qualche anno fa recita così:
La poesia non è roba di poeti
la poesia è dei vagabondi, dei deboli
di cuore
delle zingare coi capelli lucenti
la poesia è di questi rami stanchi
che reggono tutto il peso
del cielo
è dei panettieri
dei bambini
la poesia non è nei libri, nelle canzoni d’amore
ma nei giradischi, nei girasoli
nei buchi delle persiane da cui entrano
schizzi di luce, nei buchi
dei tuoi occhi dove entra tutto il sole.
Se io e te ci guardiamo negli occhi,
se ci guardiamo
languidi e sfiniti
se ci abbracciamo io e te
avremmo fatto
un uso sacro della vita e del mondo.
Con questi versi vi do appuntamento, insieme a tutto il nostro gruppo, all’edizione 2025. Grazie!
Asia Vaudo, direttrice artistica del Poetry Village
Ps. Lo staff dedica l’edizione 2024 del Poetry Village alla memoria del poeta Gabriele Galloni, diventato troppo presto un angelo ma comunque presente nel nostro festival con le sue meravigliose composizioni.